Confinasti l’apprensione
sotto un soprabito color pesca
conscia che in quell’ antro d’ inconsistenza
il tuo raggelante impasto avrebbe generato
un’ immagine di torpore.


Varcasti fiera quel algido perimetro
scrutando nello spazio una traiettoria
dentro cui confluire.


Vibrò, come previsto, quel moto di sdegno
propagato da quel piglio rapace.


Non ti lasciasti destrutturare,
diventasti però concime
per quel campo di maldicenze.